Ponte Morandi 

Il “Roma” ammette: “La Juve a Genova come il ponte Morandi scivolone imperdonabile”

Il quotidiano napoletano rettifica sulle pagine online e chiede scusa per il titolo di un commento sportivo che ha accostato la tragedia di Genova alla debacle genovese della squadra torinese

Il vecchio pezzo
Pezzo e titolo sostituito, a cui sono state aggiunte le scuse

Il pezzo contenente <l’infelice metafora> è della <firma storica del “Roma” Clemente Hengeller>, che per essere storica lo è davvero: ha 91 anni. E a chi conosce l’attuale mondo del giornalismo fatto di precari giovani senza certezze per il futuro con guadagni sotto il livello di povertà e di cinquantenni disoccupati che hanno perso il lavoro per la chiusura di tante testate, viene spontaneo pensare che, oltre al cattivo gusto di avvicinare una strage di innocenti a una partita di calcio, c’è pure quello di non lasciare il campo a chi un lavoro non lo ha e potrebbe lavorare se solo tanti pensionati, magari con pensioni d’oro messe assieme con gli stipendi favolosi di una volta, non stessero avvinti alle redazioni come l’edera, finché non muoiono. Non occorre arrivare a Napoli per trovarne esempi. Tanti, troppo pensionati continuano a lavorare anche in giornali in crisi rubando senza farsi troppi scrupoli il posto di lavoro e il pane dalla bocca ai colleghi che alla pensione non sono ancora arrivati o che nemmeno hanno raggiunto il traguardo del posto fisso, il cosiddetto “Articolo 1”. Pensionati che spesso si accontentano di bruscolini pur di non perdere la visibilità, “il potere della penna”, che è peggio della “”malattia del ferro” per i naviganti, perché, per dirla con Andreotti, “il potere logora chi non ce l’ha”. Non sappiamo se sia il caso del collega Clemente Hengeller, certo è che il “Roma”, ha incassato nel 2018 ben 794.968,09 euro di contributi pubblici (secondo l’indicazione resa ai sensi della lettera f comma 2 art. 5 del Dlgs 15 maggio 2017 n. 70) e sarebbe buona cosa se li destinasse solo a giornalisti in attività e magari anche con un senso dell’opportunità non offuscato dalle molte primavere.


Clemente Hengeller

Le scuse del quotidiano napoletano con collaboratori nella quinta età (che scatta al 90º anno) sono arrivate. Ma la toppa è peggio del buco.
Viene da consigliare al collega che ha scritto stasera le pubbliche scuse sulle pagine del “Roma” di lavorare, come si faceva una volta (no, non necessariamente negli anni ’50, quando Hengeller ha cominciato a scrivere) col dizionario sulla scrivania, per verificare, ad esempio, il significato della parola “stigmatizzare*“. Che, citiamo dal vocabolario Treccani, vuole dire “biasimare” e come si possa biasimare una sconfitta ci risulta difficile da capire.
Ci pare, ad ogni modo, conditio sine qua non che chi scrive, che abbia 21 o 91 anni, debba comprendere di quel che scrive il senso, la gravità, l’opportunità. Perché di errori se ne fanno tanti, è vero, quando si chiude un giornale di fretta: errori di battuta, punteggiature seminate a caso nel testo, foto sbagliate, consecutio temporum che si smarriscono. Ma la scusa di aver perso il buon gusto e il senso di opportunità perché si era “in chiusura” di edizione, no, non è né credibile né accettabile. Che sia per indole o per età che il collega ha sintetizzato quell’orribile concetto, certo non è stato per la fretta. Un diavoletto ci suggerisce che sia stato piuttosto per tentare un effetto dialettico ormai decisamente fané, puntando sullo stile melodrammatico, inattuale quanto chi scrive ancora sul giornale avendo egli sfondato l’invidiabile traguardo della quinta età. Il tutto omettendo sia di godersi il meritato riposo sia di lasciare spazio a chi la pensione non l’ha ancora raggiunta.
Non sappiamo se i parenti delle vittime riusciranno a perdonare lo scivolone di Hengeller e del “Roma”. Forse ha ragione il giornale: è “imperdonabile”. Proprio come recita il titolo dell’articolo di scuse pubblicato sulla pagina web del giornale.

Uno scivolone imperdonabile
Nelle pagine sportive del nostro giornale, nella rubrica settimanale “Le pillole” a cura di Clemente Hengeller, firma storica del “Roma”, è apparso un titolo in cui, per stigmatizzare* la sconfitta della Juventus a Marassi, siamo incorsi nella infelice e irriverente metafora del crollo del ponte di Genova. Chiediamo scusa per l’imperdonabile leggerezza di cui ci siamo resi responsabili, nella prima edizione, solo per colpa esclusiva di quella approssimazione che a volte può accadere, e purtroppo è accaduta, nella convulsa vita dei quotidiani. Abbiamo rimediato nelle successive edizioni del “Roma”, ma non è stato sufficiente. Nel registrare sui social insulti, accuse e insinuazioni per uno scivolone che ci addolora, teniamo a ribadirlo, per aver potuto accostare un evento sportivo a una tragedia immane, non vorremmo, in ragione di una lunga attività professionale, che si possa lontanamente pensare di aver voluto offendere la memoria sempre viva di quelle sfortunate vittime del crollo in cui persero la vita anche quattro ragazzi di Torre del Greco, una ragazza originaria di Somma Vesuviana e un autotrasportatore di Casalnuovo. Resta tuttora inconcepibile che si sia potuto immaginare un tale paragone. Non c’è giustificazione che tenga. Siamo mortificati e speriamo che la comprensione prevalga, avendo sempre operato con misura, buonsenso e moderazione.

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